"Certe volte mi domando perché sia
stato proprio io a elaborare la teoria della relatività. La ragione, a
parer mio, è che normalmente un adulto non si ferma mai a riflettere sui
problemi dello spazio e del tempo. Queste sono cose a cui si pensa da
bambini. Io invece cominciai a riflettere sullo spazio e sul tempo solo
dopo essere diventato adulto. Con la sola differenza che studiai il
problema più a fondo di quanto possa fare un bambino." (parole di Albert Einstein)
Cosa
ha un bambino che non ha più un adulto? Molte cose, direte
giustamente... ed è vero, ma ha una cosa speciale che gli adulti tendono
a dimenticare: il gusto del presente. Per un bambino esiste davvero
solo il qui e ora, niente
strutture del passato e del futuro... sì, perchè il passato e il futuro,
l'intera linea temporale insomma, come dice Einstein, è una struttura
relativa all'osservatore, non universale... però il tempo scorre, si
potrebbe dire, ma lo si potrebbe dire perchè? In base a cosa? In realtà
l'unica cosa che possiamo dire è che consumiamo energia e ci spegnamo,
esattamente come fanno le stelle: ci consumiamo, inesorabili soli di
carne e sangue, andiamo verso l'Entropia, ma il nostro è appunto un
"movimento", una tendenza biologica allo zero, alla morte. Dov'è il
tempo in tutto questo? Il buon Albert ce lo dice: il tempo è dispiegato
intorno a noi, disteso come lo è lo spazio che ci circonda. Una colonna
in un tempio antico non è forse in un luogo dello spazio, prima anche
che la vediamo con i nostri occhi? Lo spazio appare naturalmente
dispiegato e di questo non ci stupiamo, ma perchè se affermo che anche
il tempo è dispiegato intorno a noi, molti strabuzzano gli occhi,
invocando Libertà e Fato a difesa dell'autonomia del Tempo?
Ancora
una volta questione di categorie: un punto nello spazio, grazie ad
Einstein, è diventato un punto nello spazio-tempo, ovvero un evento...
quindi, come un punto nello spazio è già dispiegato, così ogni evento
nello spazio-tempo è già dispiegato... allora, grazie ad Albert, capisco
il segreto supremo dei bambini: esiste solo il qui e ora, nient'altro.
lunedì 25 agosto 2008
mercoledì 20 agosto 2008
Piccola riflessione sul tempo (parte I)
"Non abbiamo altro tempo a disposizione che quello di oggi." (parole di Charles Spurgeon)
Come fisico e appassionato di fisica, il Tempo per me è stato oggetto di intenso studio universitario e di profonda riflessione in parte contemporanea agli studi e in parte successiva ad essi. Nella visione classica che tutti noi abbiamo e viviamo, fino a quando non accade qualcosa di "strano" nelle nostre vite, il tempo è un parametro lineare della nostra esistenza: scorre inesorabilmente spinto dall'entropia e, benchè possa tornare tecnicamente indietro, la sua freccia punta sempre nella stessa direzione, il futuro, ovvero il massimo grado di Entropia. E' strano, perchè di un concetto così complesso e della cui complessità tutti noi, in qualsiasi momento della nostra vita, indipendentemente dalle nostre conoscienze, siamo ben coscienti, l'uomo ha scelto la rappresentazione mentale più semplice e banale. Una rappresentazione lineare, una freccia puntata in una sola direzione, un parametro solo idealmente libero di essere variato...
Ci è voluta la mente geniale di Albert per cambiare tutto... continuo a riflettere, mentre spazio e tempo sembrano curvare e piegarsi intorno alla mia Coscienza...
Come fisico e appassionato di fisica, il Tempo per me è stato oggetto di intenso studio universitario e di profonda riflessione in parte contemporanea agli studi e in parte successiva ad essi. Nella visione classica che tutti noi abbiamo e viviamo, fino a quando non accade qualcosa di "strano" nelle nostre vite, il tempo è un parametro lineare della nostra esistenza: scorre inesorabilmente spinto dall'entropia e, benchè possa tornare tecnicamente indietro, la sua freccia punta sempre nella stessa direzione, il futuro, ovvero il massimo grado di Entropia. E' strano, perchè di un concetto così complesso e della cui complessità tutti noi, in qualsiasi momento della nostra vita, indipendentemente dalle nostre conoscienze, siamo ben coscienti, l'uomo ha scelto la rappresentazione mentale più semplice e banale. Una rappresentazione lineare, una freccia puntata in una sola direzione, un parametro solo idealmente libero di essere variato...
Ci è voluta la mente geniale di Albert per cambiare tutto... continuo a riflettere, mentre spazio e tempo sembrano curvare e piegarsi intorno alla mia Coscienza...
domenica 10 agosto 2008
Logica irrazionale
Un asserto può essere vero o falso, non esiste una terza possibilità. Ma realmente un asserto può essere solo vero o falso?
La Logica aristotelica, che è anche la base della nostra Logica occidentale, prende la definizione di «Logica a due valori» proprio da questo principio. È infatti tipicamente occidentale dividere la realtà in estremi opposti e inconciliabili, buono e cattivo, morale e immorale, bene e male, anima e corpo, materia e spirito. «A o non A», da questa dicotomia non si scappa, non si è mai scappati, e la Fisica, fino alla prima metà del secolo scorso, costituiva il fiore all’occhiello di questo principio.
Scrive Paolo Accomazzi nel suo sito:
"La logica aristotelica, che è anche la base della nostra logica occidentale, prende la definizione di logica a due valori proprio da questo principio. E' infatti tipicamente occidentale dividere la realtà in estremi opposti ed inconciliabili, buono e cattivo, morale ed immorale, bene e male, anima e corpo, materia e spirito.
Questi semplici e innoqui giochi di parole nascondono delle prese di posizione che se non esplicitate a dovere possono far nascere delle profonde contraddizioni. Queste contraddizioni sono insite nel nostro modo di pensare e di concepire la realtà, e ce le portiamo dietro finchè non riusciamo ad identificarle alla radice. La Meccanica Quantistica, in quanto a volte in conflitto con la nostra idea classica di razionalità, ci aiuta in questo processo di chiarimento di cos'è veramente la realtà al di là dell'idea che noi ci siamo fatti di essa. Essa ci aiuta ad identificare le proprietà vere del mondo e a chiarire che l'intelligibilità del reale in termini razionali non è una proprietà del mondo ma è una proprietà del nostro modo di guardare alla realtà. E' come una persona con un paio di occhiali con le lenti rosse sul naso, che insiste a dire che tutto è colorato di rosso.
La Meccanica Quantistica, con le straordinarie sfide che impone al nostro tentativo di comprendere, è una maestra preziosa nell'opera di aiutarci a distinguere quanto della realtà abbiamo compreso veramente e quante sono invece le idee preconcette che derivano dal nostro modo di osservare la realtà. La logica a due valori è troppo povera per descrivere la realtà."
E penso che abbia ragione: la Fisica ha storicamente e moralmente il compito di indagare l’Universo, di percepirlo per quello che realmente è, ovvero di guidare l’uomo verso un forma finale di illuminazione, proprio come inteso nel sacro testo indiano. Il percorso intrapreso da questa elitaria e raffinata scienza iniziò secoli addietro, grazie ad alcuni filosofi che operarono una drastica scelta, decidendo che una e una sola era la logica della Natura e che altrettanto unico era il linguaggio in cui la Natura si esprimeva. Questa Logica era quella aristotelica, mentre il linguaggio eletto era la Matematica: perché si arrivò a questa scelta? Perchè il linguaggio allegorico dell'Alchimia non fu sufficiente? Perchè il linguaggio sacro dell'induismo non fu così forte?
La Logica aristotelica, che è anche la base della nostra Logica occidentale, prende la definizione di «Logica a due valori» proprio da questo principio. È infatti tipicamente occidentale dividere la realtà in estremi opposti e inconciliabili, buono e cattivo, morale e immorale, bene e male, anima e corpo, materia e spirito. «A o non A», da questa dicotomia non si scappa, non si è mai scappati, e la Fisica, fino alla prima metà del secolo scorso, costituiva il fiore all’occhiello di questo principio.
Scrive Paolo Accomazzi nel suo sito:
"La logica aristotelica, che è anche la base della nostra logica occidentale, prende la definizione di logica a due valori proprio da questo principio. E' infatti tipicamente occidentale dividere la realtà in estremi opposti ed inconciliabili, buono e cattivo, morale ed immorale, bene e male, anima e corpo, materia e spirito.
Questi semplici e innoqui giochi di parole nascondono delle prese di posizione che se non esplicitate a dovere possono far nascere delle profonde contraddizioni. Queste contraddizioni sono insite nel nostro modo di pensare e di concepire la realtà, e ce le portiamo dietro finchè non riusciamo ad identificarle alla radice. La Meccanica Quantistica, in quanto a volte in conflitto con la nostra idea classica di razionalità, ci aiuta in questo processo di chiarimento di cos'è veramente la realtà al di là dell'idea che noi ci siamo fatti di essa. Essa ci aiuta ad identificare le proprietà vere del mondo e a chiarire che l'intelligibilità del reale in termini razionali non è una proprietà del mondo ma è una proprietà del nostro modo di guardare alla realtà. E' come una persona con un paio di occhiali con le lenti rosse sul naso, che insiste a dire che tutto è colorato di rosso.
La Meccanica Quantistica, con le straordinarie sfide che impone al nostro tentativo di comprendere, è una maestra preziosa nell'opera di aiutarci a distinguere quanto della realtà abbiamo compreso veramente e quante sono invece le idee preconcette che derivano dal nostro modo di osservare la realtà. La logica a due valori è troppo povera per descrivere la realtà."
E penso che abbia ragione: la Fisica ha storicamente e moralmente il compito di indagare l’Universo, di percepirlo per quello che realmente è, ovvero di guidare l’uomo verso un forma finale di illuminazione, proprio come inteso nel sacro testo indiano. Il percorso intrapreso da questa elitaria e raffinata scienza iniziò secoli addietro, grazie ad alcuni filosofi che operarono una drastica scelta, decidendo che una e una sola era la logica della Natura e che altrettanto unico era il linguaggio in cui la Natura si esprimeva. Questa Logica era quella aristotelica, mentre il linguaggio eletto era la Matematica: perché si arrivò a questa scelta? Perchè il linguaggio allegorico dell'Alchimia non fu sufficiente? Perchè il linguaggio sacro dell'induismo non fu così forte?
Iscriviti a:
Post (Atom)