Non esistiamo. Ormai è fuor di dubbio che non esistiamo nel modo in
cui pensiamo di esistere. Siamo pura riflessione di noi stessi sugli
altri e degli altri su di noi: uno specchio davanti ad uno specchio,
cosa mostra? Un'infinità di vuoti che si richiamano l'uno con l'altro,
l'uno nell'altro... ma alla fine, non v'è alcuna immagine: semplicemente
non esistiamo.
"Mai credere né agli specchi né ai giornali" (parole di John Osborne)
Eppure
possiamo trovare una qualche forma nell'infinità di immagini senza
senso? Non saprei... forse sì, forse no... certo è che la domenica
pomeriggio, da una certa ora in poi, qualche forma in questo inseguirsi
di immagini riesco ancora a vederla... e non so se ridere o piangere.
"Sono
certo che guardandomi allo specchio non vedrei nulla. La gente dice
sempre che sono uno specchio, e se uno specchio si guarda allo specchio
che cosa può trovarci?" (parole di Andy Warhol)
lunedì 30 novembre 2009
venerdì 11 settembre 2009
Storie...
Da quando gli antichi
scrissero le loro storie, tutta la letteratura prende avvio da un
avvenimento che rompe con una presunta normalità. Questo schema
narrativo si propone in tutti i romanzi ed oggi ci si chiederebbe: “Se
non fosse così come potremmo scrivere dei romanzi?” E' diventato così
naturale che il lettore non si chiede più qual era la “normalità” del
prima che subendo una variazione viene a modificarsi diventando l'inizio
di una narrazione.
La normalità del prima non è descrivibile, perché il prima di una storia è vissuto dai protagonisti privo di emozioni. Infatti non possiamo descrivere il prima (ogni storia ha i suoi accenni a ciò che era prima), ma possiamo cogliere le esigenze psichiche dei protagonisti che spingono gli avvenimenti. Il prima della storia sta stretto ai protagonisti. E' una sorta di “vecchio”, una sorta di già vissuto, già attraversato emozionalmente, già affrontato. Il prima della storia non è in grado di travolgere le emozioni di chi sta vivendo quella situazione. I protagonisti stanno vivendo una sorta di noia attiva. Noia per l'oggettività nella quale vivono e attiva perché percepiscono in loro la necessità d'azione non solo per coinvolgere le proprie emozioni, ma per fondere le proprie emozioni col mondo in cui vivono.
Tutto il mistero inizia qui.
La normalità del prima non è descrivibile, perché il prima di una storia è vissuto dai protagonisti privo di emozioni. Infatti non possiamo descrivere il prima (ogni storia ha i suoi accenni a ciò che era prima), ma possiamo cogliere le esigenze psichiche dei protagonisti che spingono gli avvenimenti. Il prima della storia sta stretto ai protagonisti. E' una sorta di “vecchio”, una sorta di già vissuto, già attraversato emozionalmente, già affrontato. Il prima della storia non è in grado di travolgere le emozioni di chi sta vivendo quella situazione. I protagonisti stanno vivendo una sorta di noia attiva. Noia per l'oggettività nella quale vivono e attiva perché percepiscono in loro la necessità d'azione non solo per coinvolgere le proprie emozioni, ma per fondere le proprie emozioni col mondo in cui vivono.
Tutto il mistero inizia qui.
lunedì 7 settembre 2009
Falasterio.... dieeeeci!!!
Respiro... 5 giorni di aria, per il cuore, per lo spirito, per il
corpo: 5 giorni di semplice gioco... e la vita dovrebbe essere sempre
così, anzi la vita è in realtà solo gioco. Namasté!
"Se al basso v’è chi muore di fame, anche nell’alto v’è chi, ignaro, s’uccide" (parole di Giosué detto Stiletto)
E grazie a chi mi ha incoraggiato ad essere lì: non ci sarei mai andato senza di te.
"Se al basso v’è chi muore di fame, anche nell’alto v’è chi, ignaro, s’uccide" (parole di Giosué detto Stiletto)
E grazie a chi mi ha incoraggiato ad essere lì: non ci sarei mai andato senza di te.
mercoledì 6 maggio 2009
Pensieri sospesi
Ieri sera mi è capitato di veder prolungato dagli dei il tempo che
intercorre fra la veglia e il sonno... è un tempo prezioso, uno stato di
coscienza differente dal sonno, dalla veglia ma anche dai sogni: è uno
stato sospeso anch'esso nel tempo eterno fatto di pochi istanti, uno
stato squisitamente del presente, del qui e ora, dove la mente è in se
stessa eppure è altro da se... se non vi è capitato almeno una volta,
non potete capire.
Cmq ero in quello stato che perdurava più del normale e questo mi permetto oggi di ricordare, almeno in parte quello stato: ricordo la sospensione del tempo, ricordo il distacco del Sé dall'Io che ti permette di guardarti dall'esterno come fossi un altro, come fossi Altro-Da-Sé... è una sensazione terribile e fantastica: è la sensazione che precedere l'estasi e che spesso la accompagna nel suo corso e verso la fine. La sensazione di essere sospeso, dicevo, ma non solo nel tempo: si è sospesi emotivamente, nè inquieti nè quieti, e lo si è fisicamente, percependo il corpo quel tanto che basta per sapere di non essere morti ma sentendo anche altro dal se stessi fisico, forse ciò che si chiama coscienza o forse quello che i poeti chiamano anima...
I pensieri in questo caso particolare sono come tante palline che cadono in contemporanea lungo una discesa fatta di paletti e biforcazioni: ognuna fa il suo percorso, senza troppo soffermarsi, senza troppo esitare, e alla fine trova il posto che fin dall'inizio, dall'inclinazione iniziale, dalla velocità iniziale, era già suo, scelto dalla Necessità e derminato nella corsa dal Caso. Ancora e sempre è tutto dispiegato.
Un pensiero conservo, forse ho seguito meglio degli altri, ed un pensiero dolce: ma è vero che in realtà due mani non si toccano mai? Questo sosteneva un programma televisivo sulla Scienza: due mani non si toccano mai in realtà perchè le tiene separate la repulsione elettromagnetica delle nuvole elettroniche della superficie... due mani non si toccano mai... non credo questo, anzi voglio credere che sia vero, che normalmente questa repulsione le tenga lontane... ma voglio pensare anche, voglio credere qualcosa di diverso: che due mani si possono incontrare, che esiste una realtà in questa e oltre questa nella quale due mani si toccano, anzi, due mani si compenetrano... elettroni in elettroni: sapete, due elettroni sono indistinguibili fra loro... è bello allora pensare che quando due mani si toccano davvero, vincendo la naturale repulsione, allora rimane e sempre rimarrà un po' dell'altro in se stessi... indistiguibili e per sempre mescolati... ecco un pensiero sospeso della sera, recuperato per caso e per ragione.
Cmq ero in quello stato che perdurava più del normale e questo mi permetto oggi di ricordare, almeno in parte quello stato: ricordo la sospensione del tempo, ricordo il distacco del Sé dall'Io che ti permette di guardarti dall'esterno come fossi un altro, come fossi Altro-Da-Sé... è una sensazione terribile e fantastica: è la sensazione che precedere l'estasi e che spesso la accompagna nel suo corso e verso la fine. La sensazione di essere sospeso, dicevo, ma non solo nel tempo: si è sospesi emotivamente, nè inquieti nè quieti, e lo si è fisicamente, percependo il corpo quel tanto che basta per sapere di non essere morti ma sentendo anche altro dal se stessi fisico, forse ciò che si chiama coscienza o forse quello che i poeti chiamano anima...
I pensieri in questo caso particolare sono come tante palline che cadono in contemporanea lungo una discesa fatta di paletti e biforcazioni: ognuna fa il suo percorso, senza troppo soffermarsi, senza troppo esitare, e alla fine trova il posto che fin dall'inizio, dall'inclinazione iniziale, dalla velocità iniziale, era già suo, scelto dalla Necessità e derminato nella corsa dal Caso. Ancora e sempre è tutto dispiegato.
Un pensiero conservo, forse ho seguito meglio degli altri, ed un pensiero dolce: ma è vero che in realtà due mani non si toccano mai? Questo sosteneva un programma televisivo sulla Scienza: due mani non si toccano mai in realtà perchè le tiene separate la repulsione elettromagnetica delle nuvole elettroniche della superficie... due mani non si toccano mai... non credo questo, anzi voglio credere che sia vero, che normalmente questa repulsione le tenga lontane... ma voglio pensare anche, voglio credere qualcosa di diverso: che due mani si possono incontrare, che esiste una realtà in questa e oltre questa nella quale due mani si toccano, anzi, due mani si compenetrano... elettroni in elettroni: sapete, due elettroni sono indistinguibili fra loro... è bello allora pensare che quando due mani si toccano davvero, vincendo la naturale repulsione, allora rimane e sempre rimarrà un po' dell'altro in se stessi... indistiguibili e per sempre mescolati... ecco un pensiero sospeso della sera, recuperato per caso e per ragione.
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