Da quando gli antichi
scrissero le loro storie, tutta la letteratura prende avvio da un
avvenimento che rompe con una presunta normalità. Questo schema
narrativo si propone in tutti i romanzi ed oggi ci si chiederebbe: “Se
non fosse così come potremmo scrivere dei romanzi?” E' diventato così
naturale che il lettore non si chiede più qual era la “normalità” del
prima che subendo una variazione viene a modificarsi diventando l'inizio
di una narrazione.
La normalità del prima non è descrivibile, perché
il prima di una storia è vissuto dai protagonisti privo di emozioni.
Infatti non possiamo descrivere il prima (ogni storia ha i suoi accenni a
ciò che era prima), ma possiamo cogliere le esigenze psichiche dei
protagonisti che spingono gli avvenimenti. Il prima della storia sta
stretto ai protagonisti. E' una sorta di “vecchio”, una sorta di già
vissuto, già attraversato emozionalmente, già affrontato. Il prima della
storia non è in grado di travolgere le emozioni di chi sta vivendo
quella situazione. I protagonisti stanno vivendo una sorta di noia
attiva. Noia per l'oggettività nella quale vivono e attiva perché
percepiscono in loro la necessità d'azione non solo per coinvolgere le
proprie emozioni, ma per fondere le proprie emozioni col mondo in cui
vivono.
Tutto il mistero inizia qui.
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