Al CERN di Ginevra vi è un'unica rappresentazione religiosa nell'intera struttura: si tratta di una statua donata dallo stato dell'India nel 2004, alta 2 metri e raffigurante il dio Shiva danzante (Shiva Nataraja). Perchè?
In realtà le domande da porsi sono due: perchè al CERN c'è una sola rappresentazione sacra e religiosa (almeno ufficialmente)? e perchè proprio il dio Shiva è riuscito ad essere quest'unica rappresentazione?
Sono entrambe domande interessanti a mio parere, in quanto nascondono la doppia anima della scienza moderna e dei suoi rapporti con la religione: dietro di esse si cela il secolare conflitto tra scienza e religione, ma anche l'incredibile vicinanza fra la fisica post-rivoluzione-quantistica e le religioni orientali.
Una semplice risposta a queste domande può essere data rapidamente e rappresenta comunque un punto di partenza per importanti riflessioni.
Il CERN è un luogo internazionale di ricerca, nella quale scienziati da tutto il mondo, provenienti da culture e paesi diversi (forse anche in conflitto politico fra di loro), superano ogni barriera sociale, politica e culturale, per il bene della scienza: una rappresentazione religiosa potrebbe suscitare contrasti che non possono e non devono esserci. Ecco perchè ufficialmente non sono presenti simboli di qualsivoglia religione.
Perchè il dio Shiva(1) è stato accettato? Sostanzialmente perchè dopo la rivoluzione della fisica quantistica, alcuni fisici si sono accorti che i concetti di tempo, spazio, interazione, energia e materia rivisitati dalla succitata rivoluzione, avevano avvicinato la fisica (soprattutto ma non solo) alla religione orientale, al buddismo in particolare (che ricordo essere una derivazione della religione Indù, nel senso che contiene in sé le medesime divinità, pur quest'ultime avendo un peso minore nel buddismo rispetto a quello che hanno nell'induismo). Tutto nacque (mi piace pensarla così, in modo romantico, ma in fondo non troppo distante dal vero) da un'opera e da un uomo. Il Tao della Fisica, Fritjof Capra.
E quindi per rispondere alla seconda delle domande, ovvero perchè Shiva ha trovato casa al CERN, non posso far altro che citare Capra:
"La fisica moderna ha dimostrato che il ritmo della creazione e della distruzione non è solo palese nel ciclo delle stagioni, nella nascita e nella morte di tutte le creature viventi, è anche l'essenza stessa della materia inorganica”
e che
“Per la fisica moderna, quindi, la danza di Shiva è la danza della materia subatomica"
Suggestivo, potente, poetico, evocativo, come solo Capra riesce a essere... ma è esaustivo nell'ottica delle due domande che ci siamo fatte?
Non lo so ed è su questo che sto riflettendo in questo periodo: il mondo occidentale, del quale la fisica e la scienza più in generale appare essere il linguaggio preferenziale, e il mondo orientale parlano lingue molto diverse fra loro ed è su questo confronto di linguaggi che si deve collocare la riflessione sulla vera vicinanza fra fisica e religione.
Note:
(1) Shiva Nataraja è il Danzatore Cosmico che compie la sua danza divina per distruggere un universo ormai stanco e infelice, rendendo così possibile l'arrivo del dio Brahma per avviare il processo di creazione.
spot(less) mind
Alessandro Haag's blog
mercoledì 8 gennaio 2014
lunedì 18 novembre 2013
Quasi un anno...
E' quasi un anno che non scrivo su questo blog. Pur non definendomi tecnicamente un blogger, si tratta comunque di un lasso di tempo molto lungo quello che è trascorso prima che avessi "voglia" di scrivere ancora qui.
"Voglia" forse non è il termine più adatto: parlarei più di energia, mancanza di energia per la precisione. Se non mi conoscessi direi pigrizia, ma ormai ho capito che questa sensazione che ho addosso non nasce dall'ignavia (che è sicuramente uno dei peccati capitali che mi contraddistingue) ma da un sensazione di vuoto che mi opprime da tanto. Ed è questo vuoto che, come una voragine aperta nell'oceano di emozioni che caratterizza ogni essere umano, divora ogni cosa, lasciandomi sempre con un senso di opprimente stanchezza addosso.
Sono anni che la affronto e solo per brevi periodi riesco a sconfiggerla, a dominarla e a combatterla: periodi però troppo brevi per poter esprimermi, per poter agire, per poterne uscire. Come recentemente ripetevamo a un corso di negoziazione, quasi fosse un mantra, la domanda chiave in questo caso, in questa lotta continua, è sempre la stessa: stai raggiungendo il tuo obiettivo? Se la risposta è no, allora cambia tecnica. Come in questo caso.
Ma quale tecnica adottare? Come affrontare il vuoto? L'assenza? Il passato che manca? Immagini che cerchi ma non ci sono. Persone che vorresti ma non ci sono. Non più. Banalmente sarà questo, forse. L'assenza intorno a me, passata e presente, si concretizza nel mio animo con questo mostro, nero e bianco al tempo stesso, immobile eppure agitato, enorme ma invisibile. Invincibile. Eterno. Statuario. Granitico. Inattaccabile.
Quale tecnica allora? Un'altra, semplicemente un'altra. Assecondarlo per vedere cosa nasconde, farlo parlare per poter capire... no, non per capire, ma per farlo esaurire e per esautorare il suo potere. Punto, linea o cerchio... come è il vostro tempo? Un eterno presente, una retta che corre infinita o un cerchio che si ripercorre, sempre uguale eppure diverso? Non saprei e direi da buon vecchio fisico una sovrapposizione lineare dei tre... dipende dai fattori di accoppiamento...
Ah sì, parlavo della nuova tecnica... ma non ha senso parlarne: vediamo gli effetti e decidiamo.
"Voglia" forse non è il termine più adatto: parlarei più di energia, mancanza di energia per la precisione. Se non mi conoscessi direi pigrizia, ma ormai ho capito che questa sensazione che ho addosso non nasce dall'ignavia (che è sicuramente uno dei peccati capitali che mi contraddistingue) ma da un sensazione di vuoto che mi opprime da tanto. Ed è questo vuoto che, come una voragine aperta nell'oceano di emozioni che caratterizza ogni essere umano, divora ogni cosa, lasciandomi sempre con un senso di opprimente stanchezza addosso.
Sono anni che la affronto e solo per brevi periodi riesco a sconfiggerla, a dominarla e a combatterla: periodi però troppo brevi per poter esprimermi, per poter agire, per poterne uscire. Come recentemente ripetevamo a un corso di negoziazione, quasi fosse un mantra, la domanda chiave in questo caso, in questa lotta continua, è sempre la stessa: stai raggiungendo il tuo obiettivo? Se la risposta è no, allora cambia tecnica. Come in questo caso.
Ma quale tecnica adottare? Come affrontare il vuoto? L'assenza? Il passato che manca? Immagini che cerchi ma non ci sono. Persone che vorresti ma non ci sono. Non più. Banalmente sarà questo, forse. L'assenza intorno a me, passata e presente, si concretizza nel mio animo con questo mostro, nero e bianco al tempo stesso, immobile eppure agitato, enorme ma invisibile. Invincibile. Eterno. Statuario. Granitico. Inattaccabile.
Quale tecnica allora? Un'altra, semplicemente un'altra. Assecondarlo per vedere cosa nasconde, farlo parlare per poter capire... no, non per capire, ma per farlo esaurire e per esautorare il suo potere. Punto, linea o cerchio... come è il vostro tempo? Un eterno presente, una retta che corre infinita o un cerchio che si ripercorre, sempre uguale eppure diverso? Non saprei e direi da buon vecchio fisico una sovrapposizione lineare dei tre... dipende dai fattori di accoppiamento...
Ah sì, parlavo della nuova tecnica... ma non ha senso parlarne: vediamo gli effetti e decidiamo.
martedì 11 dicembre 2012
La realtà è digitale o analogica?
Ovvero, la realtà è discreta o continua?
Questo quesito ritengo che sia venuto in mente ad ogni buon fisico, in particolare dopo (non certamente durante) la risoluzione dell'atomo di Idrogeno, prima grande conquista della meccanica quantistica.
Fermo restando la celebre affermazione di Feynman, ovvero "penso si possa tranquillamente affermare che nessuno capisce la meccanica quantistica", il quesito ha molto senso, sia in ambito prettamente scientifico (e fisico-matematico) che in ambito filosofico.
Non ho certo l'ambizione e in alcun modo le capacità per svicerare questo argomento, ma mi limito a segnalare un sito interessante dove questo quesito, ovvero "Is Reality Digital or Analog?", è stato esaminato tramite un interessante concorso.
Vi consiglio i primi due articoli: ognuno sostiene una delle due tesi e ritengo che siano molto interessanti e ben fatti. Grazie a Francesco P. per la segnalazione!
Questo quesito ritengo che sia venuto in mente ad ogni buon fisico, in particolare dopo (non certamente durante) la risoluzione dell'atomo di Idrogeno, prima grande conquista della meccanica quantistica.
Fermo restando la celebre affermazione di Feynman, ovvero "penso si possa tranquillamente affermare che nessuno capisce la meccanica quantistica", il quesito ha molto senso, sia in ambito prettamente scientifico (e fisico-matematico) che in ambito filosofico.
Non ho certo l'ambizione e in alcun modo le capacità per svicerare questo argomento, ma mi limito a segnalare un sito interessante dove questo quesito, ovvero "Is Reality Digital or Analog?", è stato esaminato tramite un interessante concorso.
Vi consiglio i primi due articoli: ognuno sostiene una delle due tesi e ritengo che siano molto interessanti e ben fatti. Grazie a Francesco P. per la segnalazione!
lunedì 5 novembre 2012
Intervento al III Simposio Mondiale del Centro Mondiale di Studi Umanisti (Attigliano)
Nel mentre elaboro questa interessantissima esperienza, ringrazio il Centro Mondiale di Studi Umanisti per avermi dato l'opportunità non tanto di intervenire, ma quanto di conoscerli e seguire dal vivo questa conferenza di tre giorni sui più svariati temi che si è svolta ad Attigliano... grazie!
E per vedere tutto l'evento in streaming... ecco il link!
E per vedere tutto l'evento in streaming... ecco il link!
mercoledì 31 ottobre 2012
Un Nuovo Umanesimo per una Nuova Civiltà
III Simposio Internazional - Un Nuovo Umanesimo per una Nuova Civiltà
Attigliano dal 2 al 4 novembre 2012 - http://attigliano.worldsymposium.orgDal 2 al 4 novembre 2012, presso il Parco di Studi e Riflessione Attigliano (Terni) si svolgerà il III Simposio Internazionale organizzato dal Centro Mondiale di Studi Umanisti dal titolo Un Nuovo Umanesimo per una Nuova Civiltà. Il Programma vede la partecipazione di professori, giovani ricercatori, studiosi e specialisti di varie discipline che vanno dalla fisica alla spiritualità, dalla chimica alla pedagogia, dalla biologia all’economia, dalla psicologia alla biodiversità. Un insieme multidisciplinare unito dall’intento di fermarsi a riflettere sulla crisi che l’umanità si trova ad affrontare e sulla necessità di un cambiamento di paradigmi affinché una nuova civiltà planetaria possa evolvere. Un Nuovo Umanesimo per una Nuova Civiltà, perché l’identificazione dell’essere umano come valore e preoccupazione centrale, il riconoscimento dell’uguaglianza di tutti gli esseri umani, il rispetto per la diversità personale e culturale, l’affermazione della libertà di idee e credenze, la tendenza allo sviluppo della conoscenza al di sopra di ciò che è accettato come verità assoluta e il ripudio della violenza in tutte le sue forme, sono senza dubbio i punti fondamentali attorno ai quali può riunirsi e plasmarsi la prima civiltà planetaria della storia.
Nella presentazione del Simposio si legge: “Questa crisi ci offre l’opportunità di fare un balzo in avanti nella storia dell’evoluzione umana. Un profondo cambiamento è in atto. In mezzo al tumulto contemporaneo sta nascendo una nuova sensibilità planetaria che, guardando al futuro con cosciente ottimismo, porta inevitabilmente con sé una rinnovata concezione dell’essere umano, quindi della società e del progresso”.
lunedì 12 luglio 2010
Aveva il sapore di una mela sbucciata con un coltello d'acciaio.
"L'animismo è un sistema di pensiero; esso non si limita a fornire
la spiegazione di un fenomeno singolo, ma consente di vedere in una
certa prospettiva l'intero universo come un complesso unico" (parole di Sigmund Freud)
Sono partito ancora una volta, ben prima di venerdì mattina, e sono riuscito a riemergere di nuovo, ben oltre la sera di quello stesso giorno: i viaggi iniziano ben prima della data di partenza e lo stordimento del rientro te lo porti indietro ben oltre il ritorno... Quello che ricorderò, oltre filamentose amarezze verdi, sarà una parola: interconnessione. Perchè non possiamo veramente pensare di essere soli nella vita: siamo legati al Dio Sole e siamo legati anche a tutti gli altri esseri... ed ad alcuni siamo collegati da un filo così grande che può sembrare quasi una corda: è inutile provare (per follia) a tagliarla, perchè essa non è solo un legame, non è affatto una catena... no, essa è ragione di vita, ragione della mia vita... sono tornato, duramente presente in questo lunedì di lavoro, così uguale a tutti gli altri, eppure in fondo, così diverso... il retrogusto sta scomparendo e lascia il posto al dolce sapore della mia vita... che è proprio quello di una mela sbucciata con un coltello...
"Nessuno può giudicare. Ciascuno conosce la grandezza della propria sofferenza o la dimensione della totale mancanza di significato della propria vita" (parole di Paulo Coelho)
Sono partito ancora una volta, ben prima di venerdì mattina, e sono riuscito a riemergere di nuovo, ben oltre la sera di quello stesso giorno: i viaggi iniziano ben prima della data di partenza e lo stordimento del rientro te lo porti indietro ben oltre il ritorno... Quello che ricorderò, oltre filamentose amarezze verdi, sarà una parola: interconnessione. Perchè non possiamo veramente pensare di essere soli nella vita: siamo legati al Dio Sole e siamo legati anche a tutti gli altri esseri... ed ad alcuni siamo collegati da un filo così grande che può sembrare quasi una corda: è inutile provare (per follia) a tagliarla, perchè essa non è solo un legame, non è affatto una catena... no, essa è ragione di vita, ragione della mia vita... sono tornato, duramente presente in questo lunedì di lavoro, così uguale a tutti gli altri, eppure in fondo, così diverso... il retrogusto sta scomparendo e lascia il posto al dolce sapore della mia vita... che è proprio quello di una mela sbucciata con un coltello...
"Nessuno può giudicare. Ciascuno conosce la grandezza della propria sofferenza o la dimensione della totale mancanza di significato della propria vita" (parole di Paulo Coelho)
lunedì 30 novembre 2009
riflessi di s(é)
Non esistiamo. Ormai è fuor di dubbio che non esistiamo nel modo in
cui pensiamo di esistere. Siamo pura riflessione di noi stessi sugli
altri e degli altri su di noi: uno specchio davanti ad uno specchio,
cosa mostra? Un'infinità di vuoti che si richiamano l'uno con l'altro,
l'uno nell'altro... ma alla fine, non v'è alcuna immagine: semplicemente
non esistiamo.
"Mai credere né agli specchi né ai giornali" (parole di John Osborne)
Eppure possiamo trovare una qualche forma nell'infinità di immagini senza senso? Non saprei... forse sì, forse no... certo è che la domenica pomeriggio, da una certa ora in poi, qualche forma in questo inseguirsi di immagini riesco ancora a vederla... e non so se ridere o piangere.
"Sono certo che guardandomi allo specchio non vedrei nulla. La gente dice sempre che sono uno specchio, e se uno specchio si guarda allo specchio che cosa può trovarci?" (parole di Andy Warhol)
"Mai credere né agli specchi né ai giornali" (parole di John Osborne)
Eppure possiamo trovare una qualche forma nell'infinità di immagini senza senso? Non saprei... forse sì, forse no... certo è che la domenica pomeriggio, da una certa ora in poi, qualche forma in questo inseguirsi di immagini riesco ancora a vederla... e non so se ridere o piangere.
"Sono certo che guardandomi allo specchio non vedrei nulla. La gente dice sempre che sono uno specchio, e se uno specchio si guarda allo specchio che cosa può trovarci?" (parole di Andy Warhol)
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