venerdì 23 novembre 2007

La scienza della superstizione

La società umana nel corso della sua storia a un certo punto ha operato una scelta, potente, profonda, fondamentale: ha scelto che occorreva stabilità a se stessa ma anche a tutto quello che la circondava, mondo compreso. Realtà soprattutto.
Ogni cosa ha un ordine precostituito che l'uomo in quanto tale ha la possibilità, il compito, il dovere di trovare, esplicitare e manifestare tramite il più ordinato dei linguaggi, quello della scienza.
Chi ha scelto? E soprattutto, perchè hanno scelto per me?
Non voglio che il mondo sia ordinato, non voglio che la rete per spiegare delle macchie casuali sia scelta da qualcuno. Non voglio la rete. Anzi, voglio la libertà di cambiare le maglie ogni volta che voglio, perchè tanto le macchie sono sempre e solo macchie. Accidenti contingenti.
Il necessario del mondo è Altrove. Ed è lì che la rete degli Altri non ci vuole fare andare. Nella crepa. Nell'indicibile. Nell'ineffabile.
Rifiuto questa scienza della superstizione.

sabato 3 novembre 2007

respirare... solo respirare

Uno, due, tre, quattro... respirare, importa solo respirare: profondamente, velocemente, oltre le proprie possibilità, oltre ogni blocco fisico.
Uno, due, tre, quattro... respirare, importa solo respirare: incessantemente ingerire aria con forza e buttarla fuori con la stessa forza, veloce, spasmodicamente, con furia assoluta.
Uno, due, tre, quattro... respirare, importa solo respirare: così la realtà fisica si distrugge e inizia il viaggio più imporante di tutti, quello nel Sé, nell'Io, fino alla sua morte, fino a Dio.
Uno, due, tre, quattro... respirare, importa solo respirare: ogni altra cosa è solo un accidente e non può e non deve distrarre.
Respirare... respirare... respirare...