Continuo
a pensare a questa grande esperienza che è stata il Dragonbane.
Riflettendo questa volta sul tema del larp, mi sono reso conto che
l'argomento trattato e la tematica fondamentale dell'evento erano
davvero moderne. Questo potrebbe sorprendere visto che il live era
fantasy e quindi ambientato in un mondo che non esiste: normalmente,
almeno nella mia esperienza in Italia, un larp fantasy è una classica
avventura da libro di cappa e spada, dove i giocatori sono gli eroi che
vivono una storia dei quali sono gli assoluti protagonisti. E questo
paradigma l'ho visto in eventi piccoli e grandi, indipendentemente da
chi fosse l'organizzatore: quando un giocatore partecipa ad un live si
aspetta di esserne il protagonista. Il
Dragonbane non poteva essere nulla diverso e di più lontano da questo:
il larp giocato in Svezia era incentrato principalmente su un dramma
interiore, etico, che ogni fazioni in gioco aveva. Noi cinderialini,
abitanti di un villaggio protetto da un drago che pensavamo essere un
dio benevolo, abbiamo visto come tutta la nostra vita non era stata
altro che una menzogna ben architettata... ma se nasci e cresci adorando
il Drago, potrai mai credere che Egli sia una semplice bestia? Molti di
noi erano, in gioco, dei fanatici religiosi, che mai avrebbero creduto a
un qualcosa di differente dalla loro religione: non bastavano i fatti,
non bastavano le parole, non bastavano logica e razionalità... We are
the Dragon! We love the Red One! Il Dragonbane
è stato un live sui problemi che realmente esistono di rispetto di
società diverse dalla propria, di tradizioni strane e forse pericolose,
di popoli che vogliono vivere nel loro modo, benchè questo possa
sembrare agli occhi di altri illogico... E' stato un gioco, in fondo,
sul conflitto di società: molto moderno, molto profondo, molto reale.
giovedì 24 agosto 2006
Riflessioni sul Dragonbane (parte II)
Continuo
a pensare a questa grande esperienza che è stata il Dragonbane.
Riflettendo questa volta sul tema del larp, mi sono reso conto che
l'argomento trattato e la tematica fondamentale dell'evento erano
davvero moderne. Questo potrebbe sorprendere visto che il live era
fantasy e quindi ambientato in un mondo che non esiste: normalmente,
almeno nella mia esperienza in Italia, un larp fantasy è una classica
avventura da libro di cappa e spada, dove i giocatori sono gli eroi che
vivono una storia dei quali sono gli assoluti protagonisti. E questo
paradigma l'ho visto in eventi piccoli e grandi, indipendentemente da
chi fosse l'organizzatore: quando un giocatore partecipa ad un live si
aspetta di esserne il protagonista. Il
Dragonbane non poteva essere nulla diverso e di più lontano da questo:
il larp giocato in Svezia era incentrato principalmente su un dramma
interiore, etico, che ogni fazioni in gioco aveva. Noi cinderialini,
abitanti di un villaggio protetto da un drago che pensavamo essere un
dio benevolo, abbiamo visto come tutta la nostra vita non era stata
altro che una menzogna ben architettata... ma se nasci e cresci adorando
il Drago, potrai mai credere che Egli sia una semplice bestia? Molti di
noi erano, in gioco, dei fanatici religiosi, che mai avrebbero creduto a
un qualcosa di differente dalla loro religione: non bastavano i fatti,
non bastavano le parole, non bastavano logica e razionalità... We are
the Dragon! We love the Red One! Il Dragonbane
è stato un live sui problemi che realmente esistono di rispetto di
società diverse dalla propria, di tradizioni strane e forse pericolose,
di popoli che vogliono vivere nel loro modo, benchè questo possa
sembrare agli occhi di altri illogico... E' stato un gioco, in fondo,
sul conflitto di società: molto moderno, molto profondo, molto reale.
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